Articoli Taggati ‘di_pietro’:

Sono proprio bravi


I partiti si preparano alle regionali di marzo e lanciano i propri candidati.
L'Udc vuole essere l'ago della bilancia, e probabilmente (e purtroppo) lo sarà.
Il Partito Democratico ne è convinto, per questo sta cercando a qualunque costo l'alleanza con Casini, generando al proprio interno forti contrasti.
Nel Lazio Emma Bonino si è candidata alla presidenza, e il Pd non sa che fare. La parte più "radicale" del partito si è schierata con la Bonino, la parte cattolica vuole le primarie, Di Pietro è cauto e pare addirittura contrario, Casini ha il sangue agli occhi e appoggerà Renata Polverini del Pdl.
In realtà l'elettorato democratico sembra aver accolto in maniera favorevole la possibile candidatura di Emma Bonino.
Ma forse il Pd sceglierà un proprio candidato, e la sinistra si ritroverà così spaccata in due, dividendo anche le scelte degli elettori. In fondo è

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Se qualcuno ci capisce qualcosa


Un emendamento (che probabilmente sarà ora ritirato, visto le polemiche) della Finanziaria prevede forti tagli ai finanziamenti per i giornali di partito.

Nel settembre 2007, Di Pietro appoggiò a gran voce il V-Day organizzato da Beppe Grillo. Il primo dei 3 punti fondamentali della manifestazione era: "Eliminazione dei finanziamenti pubblici all’editoria".
Lo stesso programma elettorale dell'Italia dei Valori del 2008 presentava al Punto 5, "Informazione", la voce "Eliminazione dei finanziamenti pubblici all’editoria".

Ieri l'Idv ha fatto sapere con l'eurodeputata Sonia Alfano la posizione del partito di fronte alla notizia dei tagli all'editoria: "Una vera e propria “porcata”, l’ennesima, che ha l’unico scopo di dare un colpo mortale alla libertà d’informazione e soprattutto ai giornali non allineati e che resistono alla propaganda di regime. Una misura

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No B-Day


Sabato si è svolto il No B-Day. Hanno partecipato in 350mila, per gli organizzatori, in 90mila per la questura. Il solito ridicolo gioco dei numeri, di cui prima o poi qualcuno ci spiegherà il funzionamento.
L'idea di non far salire nessun politico sul palco (compreso Grillo) ha dato vita ad una manifestazione slegata da qualsiasi rapporto con partiti politici ma colorata dalla presenza di molte figure di spicco della società civile. Tra tutte quella di Salvatore Borsellino, che ha gridato tra gli applausi: "Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale. Oggi finalmente alcuni collaboratori di giustizia raccontano la verità su come Berlusconi è andato al potere, su come hanno sostenuto il suo partito. A me delle escort e del processo Mills non mi importa nulla. Io sono qui perchè la mafia esca fuori dallo

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Uniti


Il 5 dicembre ci sarà la manifestazione del No Berlusconi-Day in tutta Italia, e non solo.
Una manifestazione nata spontaneamente dalla rete e che ha ben presto ricevuto consensi da centinaia di migliaia di semplici cittadini.
Ero leggermente diffidente quando si iniziavano ad avere le prime notizie di questo evento. Veniva presentata come "la manifestazione nazionale per far dimettere Berlusconi", che va bene ci può anche stare come affermazione, ma se viene accompagnata dalla motivazione "perché molti elettori di destra hanno cambiato idea", prende la forma di un'argomentazione populista e anche antidemocratica pur trattandosi di partecipazione civile.
Queste erano le risposte che ricevetti da una delle organizzatrici, ben prima che questo progetto si diffondesse in tutto il Paese.
Ma la decisione seguente di non far salire sul palco durante la manifestazione alcun politico, che sia un Di Pietro catapultatosi immediatamente

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Il No Berlusconi Day è una grande prova di maturità della base, ma la manifestazione è moto di popolo e tale deve restare



Dopo una lunga riflessione anche questo blog aderisce al No Berlusconi Day del 5 dicembre e sarà presente a Roma, per manifestare tutto lo sdegno per un'intera e triste vicenda politica che ha annebbiato gli ultimi due decenni, nella vita del nostro paese. Il berlusconismo aggressivo, invadente e corrosivo, ghermisce interi corpi sociali, pervade la vita politica, morale e culturale italiana. Il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti, una sorta di epica delle imprese del conducator, asfissia le coscienze, assopisce la libertà di critica, uccide la libertà di espressione, la satira, l'informazione libera e contraria. Ogni settore della vita è occupata in pianta stabile dal berlusconismo, dai suoi seguaci, dai suoi adoratori; ogni voce contraria viene annichilita, complice un'opposizione sterile, inconcludente, che ha sprecato energie sugli scandali sessuali, senza dare il giusto rilievo ai problemi veri del paese, ai suoi nodi irrisolti, al degrado

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Ma come siamo ridotti male!!


Siamo un paese avviato in un tunnel senza fine, buio oscuro, siamo un paese ridotto allo stremo, siamo messi proprio male. Abbiamo un premier che pensa in prevalenza a sistemari gli affari delle imprese di famiglia, si sottrae al giusto giudizio della giustizia, occupa lo spazio pubblico per rattoppare alle malefatte compiute per acquisire un monopolio mediatico, che sfrutta continuamente al fine di promuovere il proprio operato, la politica dei "fatti e non pugnette". Siamo messi male perchè abbiamo un'economia da repubblica delle banane, manovrata da fiscalisti anonimi, tesi alla composizione di finanziarie sterili, grame, cieche e sorde. Siamo messi male perchè l'istruzione, l'università e la ricerca sono soffocate, disintegrate. Siamo messi male perchè l'occupazione è ridotta al minimo, la disoccupazione  giganteggia e le risposte del governo sono scarse, se non nulle. Siamo messi male perchè la maggioranza politica

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Di Pietro contro la riforma inesistente


Il Governo vuole giungere ad una riforma della giustizia che sia in grado di ridurre i tempi dei processi. Girava l'idea di una prescrizione breve per aiutare il premier a smarcarsi ancora una volta dai problemi giudiziari, ma questo progetto sembra sia stato escluso, a meno di successivi emendamenti subdoli e vigliacchi durante la discussione parlamentare.
Pare, insomma, che questa volta le faccende personali di Berlusconi non dovrebbero orientare una riforma che riguarda la totalità del sistema giudiziario. Dico "pare", perché con questi personaggi non si è mai sicuri, e in passato ce lo hanno dimostrato. Bisogna essere cauti, come dicono nel Partito Democratico ("Bisogna aspettare il testo"), ma non chiusi come l'Italia dei Valori, con Di Pietro che parla di atto criminale, quando ancora nessuno sa cosa preveda concretamente la riforma.
Di Pietro che, tra l'altro, ha ricevuto 10 domande dal quotidiano Micromega. Domande firmate

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Franceschiello secondo va a fare il Piacione in Casini (prima tappa di sosta)








Er Rutellone de nojartri se ne va, ha Barbarella sua che l'aspetta, già con due piedi in Mediaset. Come se non lo sapessimo, sai che novità, Francesco "guarda come sono bello" deve trovare la sua centralità e, come primo tappone, ma solo di sosta, va a fare una visita a Casini, in attesa di fare il grande salto e, dopo anni di lungo corteggiamento, convolare a giuste nozze con il Tappone successivo suo, testimone Barbarella, principessa in ostaggio alla corte del cavaliere, nel miglior stile della storia antica.

Non è una gran perdita quella di Rutelli, specialmente se rimorchia la Binetti, novella Giovanna d'Arco, un poco stagionata, un poco tanto tardona, ma sempre pronta a riprendersi la Vandea. Sarà il caso di dare la benedizione a questa nuova spedizione dei 25. Per loro si aprono prospettive centriste, ritroveranno la loro "centralità" innata e faranno opposizione

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Travaglio si, Di Pietro no


Con onesta sincerità bisogna notare che finalmente, dopo tanto tempo, Marco Travaglio si è accorto che nella costituzione non c'è scritto che il Presidente della Repubblica è obbligato a non firmare leggi incostituzionali. Dice Travaglio: "A furia di sentir dire che il capo dello Stato può respingere le leggi solo se sono manifestamente incostituzionali, mi ero fatto l’idea che ci fosse scritto nella Costituzione: in realtà non c’è scritto, sarà una prassi ma la Costituzione non lo dice. Dice semplicemente che, se una legge non gli piace, lo motiva e la rispedisce indietro". E per questo cambia la sua posizione. Dal "Napolitano doveva firmare" il lodo Alfano si passa al "Napolitano poteva non firmare". Poteva non firmare, dice Travaglio, perché era una legge orrenda. Bene, siamo d'accordo, ma pensiamo a cosa potrebbe accadere se la promulgazione

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Afghanistan


Credo che ieri, dopo l'attentato di Kabul, Di Pietro e la Lega abbiano come al solito cavalcato un'onda emotiva ricca di possibili voti futuri, gridando al ritiro immediato delle truppe dall'Afghanistan. Anche io ho spesso sostenuto l'idea di voler ritirare i militari dalle zone di guerra, partendo da un Iraq estraneo alla minaccia terroristica notata a suo tempo solo da Bush. Ma con l'Afghanistan la situazione si fa più complicata.
La minaccia è rappresentata dai talebani, un gruppo che è già stato al governo (1996-2001) e che ha mostrato di cosa è capace, dal punto di vista politico (regime teocratico e abrogazione del Parlamento) e da quello sociale, legato a quello religioso. E i risvolti sono ancora ben evidenti. La pubblica amputazione è prevista per punire il furto, gli adulteri vengono lapidati a morte, a donne e bambine è negata l'istruzione, e la presenza fuori casa senza l'accompagnamento di un parente stretto di sesso

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