Articoli Taggati ‘dolore’:

LE CONSOLAZIONI INDISCRETE INASPRISCONO I DOLORI (Jean-Jaques Rousseau)


Quante volte ci capita di sentirci in imbarazzo perché non sappiamo come consolare una persona che sta soffrendo un dolore magari anche molto provante?

A venirci in soccorso, in simili circostanze, di solito, indubbiamente, il livello di conoscenza e familiarità con la persona da consolare, che ci consentono di sapere fino a che punto possiamo spingerci per non risultare indiscreti, invadenti, scostanti.

L’aspetto più importante è, però,  l’empatia, la capacità di immedesimarci, di metterci nei suoi panni, di capire quanto sta patendo. Solo sforzandoci di immaginare il suo dolore, ci diventa più facile

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Life goes on. Frase fatta e patetica per chi è in lotta con il patetismo.


Faccio una gran fatica a tollerare la gente che si crogiola nel dolore, che se ne vanta, che lo usa per raccattare sguardi di commiserazione e attenzioni dal suo prossimo.

Lo trovo profondamente irrispettoso per chi soffre, squallido.

C’è gente che, pur di attirare l’attenzione sulla sua miserrima esistenza, affoga nell’autocommiserazione più pura. C’è chi si dedica pagine e pagine di scritti, nelle forme più astruse (dal cartaceo al mefitico, onnipresente, tristissimo facebook), pur di avere tante persone che arrivino a portare il loro obolo di stucchevole compatimento (e magari vantarsene pure! Orrore!).

Non nego che, probabilmente, anche loro soffrano. Ma anche la sofferenza ha una dignità. Il dolore è una cosa troppo personale per essere seriamente condivisa con un link su FB. Scherziamo? Un link su FB?!? Ragazzi… ma andiamo! Sveglia! E’ facebook! Non si sputtana il proprio dolore su

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CORRENDO DIETRO AL PIACERE E’ PIU’ FACILE INCAPPARE NEL DOLORE (Michel De Montaigne)


La ricerca del piacere è connaturata a tutti gli esseri umani.

A differenziare gli uni dagli altri è il particolare tipo di piacere che essi rincorrono ambendo a riuscire a conquistarlo.

La definizione del tipo di piacere da proporsi come obiettivo è fondamentale per diversi motivi.

In primis perchè struttura un diverso campo di valori sui quali costruiamo la nostra vita e che guidano le nostre scelte, le nostre azioni, le nostre reazioni e relazioni, il nostro modo di essere noi stessi e nel mondo.

Quali sono i tipi di piacere ai quali

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NULLA CI RENDE COSI’ GRANDI COME UN GRANDE DOLORE (Alfred De Musset)


Il dolore è un tabù, un’ombra temibile e terribile, una parte oscura nella nostra esistenza che non vorremmo mai dover affrontare o incrociare.

Eppure, in quanto parte della vita, anche il dolore, sebbene sia difficile da credere ed accettare, ha un suo senso, un suo significato che spetta a noi trovare e comprendere per farcene una ragione.

Un modo per avvicinare il cupo mistero del dolore è di provare a considerarlo, per quanto possibile,  una spesso inevitabile occasione per crescere, per capirci meglio, per dare un giusto valore ai fatti, alle situazioni, alle persone.

Un grande dolore

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SI DIMENTICA PRIMA UNA FERITA CHE UN INSULTO (Philip Dormer Chesterfiled)


Ci sono certe ferite che lasciano il segno. Lacerazioni della carne che sfregiano il corpo e, talvolta, provocano in noi anche effetti psicologici negativi.

Profonde cicatrici che, anche dopo anni, continuano a sembrare carne viva quando le tocchiamo.

Ferite che percettivamente, tattilmente sentiamo ancora aperte  sebbene, visivamente, possano sembrare guarite.

La medicina e la chirurgia estetica possono dare un fondamentale contributo a ridurre l’ipersensitività delle zone risuturate e, soprattutto, a cancellare il danno estetico prodotto dalla pelle ricostituita.

Ma c’è

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Vademecum per i momenti di dolore ….. postilla ai post precedenti


LACRIME.jpg

Primo: concediti di sentirti male, bisognoso, vulnerabile. Non fare il forte, non tenerti tutto dentro.

Se c'è una cosa che ha sempre l'effetto di alleggerire il tragitto, è proprio trovare un modo di provare a esprimere il dolore, la tristezza, la rabbia, la paura del futuro.

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IL DOLORE E’ IL FILO CON CUI LA STOFFA DELLA GIOIA E’ TESSUTA (Henri De Lubac)


Nel grande tessuto che è la nostra esistenza, la trama e l’ordito delle esperienze che la compongono, è impossibile separare in modo totale e definitivo la tristezza dalla felicità, il dolore dalla gioia, la sofferenza dal piacere.

Ciò non significa che viviamo in un mondo grigio, nel quale non è più possibile separare o discernere il bene dal male, il positivo dal negativo, ciò che ha valore da ciò che non ne ha, come accadeva nel manicheismo illuministico e positivista.

Tutto è più complesso, più meticciato, ma anche l’et…et del relativismo postmoderno, stanno ormai diventando obsoleti.

La

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Lasciare alle spalle ciò che non c’è più …. (II parte)


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Se sono in grado di accettare tutto quello che comporta una perdita elaborandolo nel modo "giusto" per me "gli addi" non saranno altro che un arricchimento ed una crescita.

Immagina se mi aggrappassi a quegli splendidi momenti dell'infanzia (sempre che ce ne siano stati...) che mi fanno pensare a come era bello essere bambini , o se mi sentissi confortata la ricordo dell'immaginaria sicurezza dell'utero della mia mamma, pensando che quello sia lo stato ideale.

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LE MALATTIE, SPECIALMENTE LE LUNGHE MALATTIE, SONO ANNI DI APPRENDISTATO ALL’ARTE DELLA VITA E DELLA FORMAZIONE DELLO SPIRITO (Novalis)


La malattia e la sofferenza che non si esauriscono in un breve periodo ma si protraggono nel tempo, sono una specie di esercizio oltre che fisico, psicologico, relazionale, etico, morale, affettivo… che ci forgia.

Sono un’esperienza negativa ma anche, in un certo senso, positiva perché ci consentono di imparare a guardare il mondo da una prospettiva nuova, ci obbligano a ripensare i nostri valori.

Quanti insegnamenti profondi si possono trarre da una lunga malattia o dallo stare accanto a qualcuno che ne è colpito.

Si tratta davvero di un esercizio spirituale e morale, etico ed affettivo, un dono che,

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LA VITA…TI PIGLIA QUANDO HAI L’ANIMA ANCORA ADDORMENTATA E TI SEMINA DENTRO UN’IMMAGINE, O UN DOLORE, O UN SUONO CHE POI NON TE LO TOGLI PIU’. E QUELLA LI’ ERA LA FELICITA’. LO SCOPRI DOPO, QUANDO E’ TROPPO TARDI (Alessandro Baricco)


Uno dei lati più sorprendente della nostra esistenza è la nostra incapacità di leggere i segnali deboli che ci indicano la presenza della felicità. 

Perciò, che, non di rado, affatichiamo a riconoscerla e, quando la identifichiamo, è troppo tardi perchè è svanita.

Un altro nostro limite è la convinzione, dettata dall’immaginario collettivo accumulatosi nei recenti anni, che la felicità sia necessariamente collegata a qualcosa di gioioso, eccitante, esplosivo, eccezionale, esuberante…

Così, ci siamo abituati a guardare solo in tale direzione

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